Ciò che non vuole morire

Semplificando, un sistema vivente può essere definito come: ciò che non vuole morire.

Anche molte psicopatologie possono essere viste come sistemi viventi. Spesso, infatti, sembra che lottino strenuamente, attraverso il paziente, per continuare a esistere.

Il terapeuta ha ogni giorno a che fare con manifestazioni di tale fenomeno, causato non dal paziente, ma dal particolare sistema patologico da cui è afflitto.

Ti chiede di spostare l’orario della seduta, più volte; vorrebbe venire quando fa più comodo a lui; disdice nello stesso giorno poco tempo prima dell’orario; in seduta cerca di manipolarti, di far leva sul senso di colpa, sul fatto che sta soffrendo ecc.; cerca di sedurti; fa il bastian contrario, tenta di importi il suo punto di vista; oscilla nella definizione del problema, appena inizia a migliorare da un lato, cambia orizzonte e inizia a parlarti di altro, salvo poi ritornare al tema precedente che però non ha ancora risolto; potrebbe mettere in atto i suggerimenti ricevuti, ma non lo fa.

Anzi, ti spiega per filo e per segno il modo in cui tu dovresti curarlo.

Perché? Si tratta solo di caratteri difficili e oppositivi?

Il fatto è che ogni essere vivente, per sopravvivere, ha bisogno di cibarsi e molte psicopatologie non fanno eccezione.

Per cibarsi, il predatore deve portare la preda là dove gli fa più comodo, a portata di mano. Deve condurla a sé.

A quel punto può iniziare a mangiare la preda. Durante il processo di digestione si ha assimilazione, ovvero i tessuti del cibo sono scomposti in elementi più semplici, per poi ricomporsi e formare strutture utili e funzionali al predatore.

Quasi tutti i tentativi di manipolazione, in terapia, non sono altro che espressione del sistema patologico del paziente (e non del paziente, che non sempre si rende conto di metterli in atto) nel cercare di portarti a spasso per farti giocare al suo gioco. I tentativi di manipolazione sono cioè la manifestazione di un processo omeostatico (omeostasi = tendenza allo status quo) attuato dalla patologia che il paziente porta con sé.

La patologia lotta attivamente per sconfiggere e rendere inefficace la terapia. Per fare ciò utilizza tre metodi principali:

1) Cerca di convincere il terapeuta che entrambi pensano o sentono allo stesso modo. Tenta cioè di modificare le convinzioni del terapeuta per renderle omogenee alle proprie, e far sì che il terapeuta non gli sia ostile (collusione). A quel punto la terapia diverrà inutile, non avrà più ragion d’essere (“io e te siamo amici, non dobbiamo più combatterci”). In altre parole, la patologia si ciba della terapia.

2) Cerca di instillargli la convinzione che, dopotutto, potrebbe non essere un bravo terapeuta.

3) Testa i limiti del terapeuta mettendone alla prova la pazienza. A quel punto avrà la scusa per interrompere la terapia (“credevo tu mi capissi”).

Riuscendo a spuntarla su uno o più di questi fronti, la patologia ha già vinto.

Ecco perché, in alcuni ambienti, i pazienti in cui tali manifestazioni sono particolarmente forti sono chiamati barracuda o distruttori di terapeuti. I pazienti di questo tipo possono cambiare molti terapeuti senza successo. Anzi, a ogni cambio l’insuccesso sarà più probabile, perché la patologia avrà imparato nel frattempo a immunizzarsi meglio.

La terapia può dunque essere vista come una lotta all’ultimo sangue fra il terapeuta contro la psicopatologia del paziente, con l’appoggio di quest’ultimo (di nuovo, sottolineiamo: non una lotta fra il terapeuta e il paziente; il paziente è alleato del terapeuta).

Purtroppo la lotta non sempre si risolve in modo favorevole. A volte la resistenza al cambiamento è talmente grande che, pur con tutte le cautele, l’impegno e la fermezza del caso, la terapia termina senza cambiamenti apprezzabili, spesso interrotta dal paziente. Sono quei casi in cui la persona non si rende conto di stare sabotando inconsapevolmente il proprio processo di miglioramento, i casi cioè in cui non è stato possibile ottenere l’alleanza fra terapeuta e paziente, contro la patologia.

Giuseppe Santonocito
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